Rifugio Bietti Buzzi | Rifugio BB
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Rifugio e la memoria dei partigiani sulle Grigne

Come tutti i rifugi della zona, il Releccio oggi Bietti Buzzi diviene sede di un distaccamento di partigiani della Cacciatori delle Grigne (poi 89° brigata Poletti) nel 1943. Formato da una decina di uomini, fornisce la pattuglia di guardia alla Bocchetta di Prada per controllare l’omonima valle e il circo del Vò di Moncodeno che guarda verso la Valsassina.

Costruito per ospitare gli alpinisti diretti alla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone), lontano dai sentieri che collegano le varie vallate, subisce la furia distruttrice dei nazifascisti nell’ottobre del 1944.
E’ ricostruito nel 1950 e rinnovato nel 2008 dal CAI Sezione Grigne di Mandello del Lario.

Rifugio oggi

Il rifugio viene ideato e costruito nel 1886, epoca in cui gli alpinisti già usavano sostare in zona presso una piccola stalla. L’inaugurazione ebbe luogo il 3 ottobre. Direttori ed ideatori dei lavori furono Carlo Magnaghi, Tranquillo Magriglio e Piero Fontana; il nome prescielto: Capanna Releccio. Disponeva di due distinti ingressi: uno dava accesso ad un locale sempre aperto e libero a tutti, l’altro immetteva a due locali riservati ai soli soci CAI. I restauri operati nel 1904 portarono alla chiusura del locale pubblico, aumentando la capienza degli altri due; in questa occasione di provvide ad assumere un custode stabile, la già citata guida mandellese Carlo Rompani. Subì altre lievi modifiche nel 1913 e 1914, mentre nel 1922 venne completamente riammodernato. Il nome “Bietti” fu poi imposto il 12 giugno 1938, in ricordo di colui che resse la segreteria della Sezione proprietaria per oltre 30 anni. Sopraelevato ed ingrandito nel 1950, il rifugio rimase nelle medesime dimensioni e forme fino al 2006. Nel 2005 infatti grazie ad importanti donazioni fatte in primis dalla Famiglia Buzzi, il rifugio viene rilevato dalla Sezione Grigne ed inaugurato l’anno successivo sotto il nome di “Bietti-Buzzi”. Dopo profondi interventi di ristrutturazione, portati a termine sempre grazie ad importanti donazioni e generosi contributi di manodopera a costo zero, il rifugio assume nel 2009 le forme odierne.